Lavoro di cura: un settore conteso tra possibilità lavorative e mancata regolamentazione

L’investimento nel settore della cura potrebbe rappresentare un cerchio che si chiude perfettamente, frutto di una società che riconosce, accoglie e si fa carico dei bisogni del singolo e della collettività.
Immaginate un luogo in cui la tendenza demografica è quella di una la popolazione sempre più anziana, con poche nascite e un’aspettativa di vita più lunga. Immaginate famiglie che lavorano, che vivono un tempo frenetico. Immaginate un sistema sanitario sempre più digitalizzato, in cui le lunghe file dal medico di base sono un ricordo, in cui ci si muove per appuntamenti, per codici, per questionari online che ritroviamo poi in banca e alle poste.
E’ uno scenario che non è difficile immaginare, perché è il mondo in cui viviamo oggi: uno spettro di grandi possibilità che potrebbero favorire l’inclusione, ma che se non sfruttate o non accompagnate rischiano di diventare fonte delle più grandi disparità.

In questo grande panorama aumentano le persone che hanno maggiore bisogno di assistenza da parte di personale qualificato e di fiducia, che supporti la famiglia o aiuti la persona nel potenziamento delle autonomie.
Come già riportato nel nostro articolo sui dati di invecchiamento della popolazione, i settori che impiegano professionisti della cura quali assistenti familiari e assistenti di base – coloro che lavorano con la persona a domicilio o in struttura, fuori dall’ambito ospedaliero ma come importante punto di raccordo tra quest’ultimo e la vita quotidianarappresentano un’enorme possibilità in termini di occupabilità, stabilità, riqualificazione, inclusività.

Un circolo virtuoso che porta vantaggi da ogni punto di vista: economia, lavoro, società, psicologia, tutto risente positivamente dell’investimento nel settore della cura.
Ma non funziona così.

Nell’articolo di Bollettino ADAPT si evidenzia piuttosto uno scenario in cui il lavoro di cura e assistenza domiciliare manca di una diffusa regolamentazione e di tutele di tipo salariale, contributivo, di sicurezza e continuità lavorativa. Per non parlare poi degli investimenti sulla qualificazione professionale, pressoché assenti e sicuramente inadeguati a un settore in espansione e a fronte di un pubblico con esigenze di cura sempre più sfidanti.
Eppure, sottolinea Francesco Sghezzi nell’articolo, “una politica di incentivazione della regolarizzazione del lavoro domestico, che si basi su una forte incentivazione da parte dello Stato (…) sarebbe anche un segnale non indifferente di considerazione sociale e politica per lavori che producono un valore inestimabile, ossia il benessere delle persone, la loro cura, il loro sostegno, sebbene sfugga ai freddi calcoli sulla produttività ai quali siamo abituati. La pandemia dovrebbe averci insegnato qualcosa a riguardo.”


Anche se l’intervento di cui il settore necessita è più ampio, nel nostro piccolo cerchiamo ogni giorno di fare qualcosa. La nostra agenzia formativa si concentra sui percorsi formativi rivolti alla cura della persona, per garantire una qualifica professionale di livello e maggiori possibilità lavorative. Lavoriamo nella rete delle Pubbliche Assistenze e del Terzo Settore per dare ad ogni corso e ad ogni corsista qualcosa in più, dal momento dell’iscrizione al follow up dopo gli esami finali. Sotto ogni punto di vista, da quello economico a quello dei contenuti formativi, cerchiamo di strutturare percorsi a misura del singolo.
Da qui puoi consultare i percorsi attivi e scoprire come avere più informazioni senza impegno.