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L’apprendimento è un viaggio che dura tutta la vita

Quando si parla di apprendimento non si fa riferimento solo alla formazione formale, quella che tutti conosciamo perché legata al modello scolastico che va dai primi anni di vita fino al conseguimento della maturità scolastica. L’apprendimento è, nell’età adulta, un processo che non cessa mai di esistere.
Si parla, in questo caso, di “lifelong learning“, ovvero apprendimento che si protrae per tutta la vita, non solo nei contesti formali ma anche (e soprattutto) in quelli informali. E’ una tipologia di apprendimento fortemente esperienziale che permette di continuare a riconoscere, conoscere, implementare e sviluppare le skills, ovvero le competenze fondamentali sia per rispondere alle sfide quotidiane che per collocarsi nel mondo del lavoro.

(in foto: le life skills, fonte lifeskills.it)

La pandemia in questo senso ci ha permesso di riscoprire l’importanza della formazione continua (potremmo dire: formarsi per non fermarsi). Il mercato del lavoro ha iniziato a richiedere skills nuove e diversificate, concentrandosi quindi non solo sulla specializzazione tecnica o sui corsi relativi alla sicurezza, ma anche sulle capacità di collaborazione, problem solving, comunicazione. Sono stati introdotti inoltre nuovi strumenti, tra cui il PNRR, che danno importanti possibilità di finanziamento per le attività formative. Inoltre, è importante ricordare che la formazione in ambito lavorativo riveste un ruolo necessario non solo per rispondere agli obblighi di legge, ma anche per arrivare a procedure e processi di qualità, efficienti, efficaci.
Nell’articolo di Matteo Ferrario su eLearning News sono presenti spunti interessanti per riflettere su come adattare la formazione ad un contesto in continuo cambiamento, considerando l’importanza dei contesti non formali senza andare a discapito della qualità.

Quello dell’apprendimento continuo nella formazione degli adulti è quindi un viaggio che porta beneficio sotto ogni punto di vista. La formazione promossa è quella attiva, in cui il discente viene messo al centro del percorso formativo in modo che quest’ultimo possa rispondere ai suoi reali bisogni, facendo tesoro dell’esperienza pregressa e dando valore alla motivazione che spinge ad apprendere – un elemento imprescindibile. La necessità è inoltre quella di favorire e valorizzare la peer education, ovvero l’apprendimento tra pari, siano essi colleghi, dirigenti, dipendenti: molto spesso è il confronto e lo scambio con l’altro che ci permette di sperimentare, di imparare dai nostri errori e progredire nella formazione, a beneficio dell’individuo, del gruppo, della comunità e del luogo di lavoro. La formazione attiva permette inoltre di giungere a forme di democrazia maggiormente partecipativa e di ridurre il tasso di NEET (giovani non coinvolti in percorsi di apprendimento o formazione quali corsi o tirocini e che non lavorano) e di dispersione scolastica, particolarmente alti in Toscana.

L’investimento su questo tipo di formazione è fondamentale: l’apprendimento degli adulti poggia sui tre pilastri del sapere, saper fare e saper essere e qualsiasi intervento formativo imposto, non personalizzato, standardizzato rischia di diventare una perdita di tempo sia per chi cerca di accedere al mondo del lavoro sia per chi continua a formarsi al suo interno. Le competenze occupazionali, che oggi sono fondamentali per un buon matching tra domanda e offerta di lavoro, necessitano di essere riconosciute e valorizzate per creare un cambiamento positivo.

Reddito di cittadinanza, garanzia giovani e formazione: le misure compatibili

Da una parte il Reddito di Cittadinanza (RdC), una misura di supporto dedicata a cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti, residenti in Italia da almeno 10 anni, tra i 18 e i 65 anni (oltre i quali si parla invece di pensione di cittadinanza) e che hanno, tra le tante caratteristiche previste per l’erogazione, quella di percepire un reddito troppo basso considerato sotto la soglia di povertà dall’ISTAT.

Dall’altro lato il programma Garanzia Giovani, un’iniziativa europea nata dalla necessità di fronteggiare le difficoltà di inserimento lavorativo e la disoccupazione giovanile, che in Italia è attiva in tutte le Regioni per i NEET, giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione o aggiornamento. Il programma europeo è stato attivato solo nei Paesi con tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%.

Un giovane di età superiore ai 18 anni che possiede i requisiti richiesti può beneficiare del RdC per migliorare la propria condizione, tuttavia l’erogazione del reddito è legata ad un impegno attivo ad accettare offerte congrue proposte dai Centri per l’Impiego (ai quali deve essere iscritto), dopo un eventuale percorso di riqualificazione.
Dal 2022, se si rifiuta per due volte il lavoro offerto si perde il diritto al sussidio.

Il processo di riqualificazione è fondamentale per cercare e ricevere proposte di lavoro che diano al singolo soddisfazione e motivazione. Questo vale soprattutto per i giovani NEET, che sono già fuori dal circuito dell’istruzione, della formazione e del lavoro, e che incontrano maggiori difficoltà ad impegnarsi con costanza ai fini della riqualificazione e del profitto sul posto di lavoro.
Il lavoro, per la piena realizzazione dell’individuo, non può essere legato solamente al risvolto economico perché non può prescindere da motivazione e passione: “scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita” (Confucio).

E’ perciò importante sottolineare che Reddito di Cittadinanza e partecipazione al programma Garanzia Giovani sono due misure compatibili, così come è possibile percepire il Reddito anche se si partecipa a iniziative di formazione regionale.
ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro) precisa infatti che:
“sono compatibili, nulla osta che un beneficiario di RdC possa contemporaneamente partecipare alle iniziative di formazione regionale o essere iscritto a Garanzia Giovani.” (dall’articolo di Rachele Luttanzi su I-Dome)

Anche alcune delle attività svolte dalla nostra agenzia formativa rientrano quindi tra le possibilità da sfruttare pur percependo il Reddito di Cittadinanza – ed anzi, sfruttando proprio questo momento. Per maggiori informazioni e per avere un orientamento in materia, potete contattarci tramite i nostri recapiti e i contatti social:

Lavoro di cura: un settore conteso tra possibilità lavorative e mancata regolamentazione

L’investimento nel settore della cura potrebbe rappresentare un cerchio che si chiude perfettamente, frutto di una società che riconosce, accoglie e si fa carico dei bisogni del singolo e della collettività.
Immaginate un luogo in cui la tendenza demografica è quella di una la popolazione sempre più anziana, con poche nascite e un’aspettativa di vita più lunga. Immaginate famiglie che lavorano, che vivono un tempo frenetico. Immaginate un sistema sanitario sempre più digitalizzato, in cui le lunghe file dal medico di base sono un ricordo, in cui ci si muove per appuntamenti, per codici, per questionari online che ritroviamo poi in banca e alle poste.
E’ uno scenario che non è difficile immaginare, perché è il mondo in cui viviamo oggi: uno spettro di grandi possibilità che potrebbero favorire l’inclusione, ma che se non sfruttate o non accompagnate rischiano di diventare fonte delle più grandi disparità.

In questo grande panorama aumentano le persone che hanno maggiore bisogno di assistenza da parte di personale qualificato e di fiducia, che supporti la famiglia o aiuti la persona nel potenziamento delle autonomie.
Come già riportato nel nostro articolo sui dati di invecchiamento della popolazione, i settori che impiegano professionisti della cura quali assistenti familiari e assistenti di base – coloro che lavorano con la persona a domicilio o in struttura, fuori dall’ambito ospedaliero ma come importante punto di raccordo tra quest’ultimo e la vita quotidianarappresentano un’enorme possibilità in termini di occupabilità, stabilità, riqualificazione, inclusività.

Un circolo virtuoso che porta vantaggi da ogni punto di vista: economia, lavoro, società, psicologia, tutto risente positivamente dell’investimento nel settore della cura.
Ma non funziona così.

Nell’articolo di Bollettino ADAPT si evidenzia piuttosto uno scenario in cui il lavoro di cura e assistenza domiciliare manca di una diffusa regolamentazione e di tutele di tipo salariale, contributivo, di sicurezza e continuità lavorativa. Per non parlare poi degli investimenti sulla qualificazione professionale, pressoché assenti e sicuramente inadeguati a un settore in espansione e a fronte di un pubblico con esigenze di cura sempre più sfidanti.
Eppure, sottolinea Francesco Sghezzi nell’articolo, “una politica di incentivazione della regolarizzazione del lavoro domestico, che si basi su una forte incentivazione da parte dello Stato (…) sarebbe anche un segnale non indifferente di considerazione sociale e politica per lavori che producono un valore inestimabile, ossia il benessere delle persone, la loro cura, il loro sostegno, sebbene sfugga ai freddi calcoli sulla produttività ai quali siamo abituati. La pandemia dovrebbe averci insegnato qualcosa a riguardo.”


Anche se l’intervento di cui il settore necessita è più ampio, nel nostro piccolo cerchiamo ogni giorno di fare qualcosa. La nostra agenzia formativa si concentra sui percorsi formativi rivolti alla cura della persona, per garantire una qualifica professionale di livello e maggiori possibilità lavorative. Lavoriamo nella rete delle Pubbliche Assistenze e del Terzo Settore per dare ad ogni corso e ad ogni corsista qualcosa in più, dal momento dell’iscrizione al follow up dopo gli esami finali. Sotto ogni punto di vista, da quello economico a quello dei contenuti formativi, cerchiamo di strutturare percorsi a misura del singolo.
Da qui puoi consultare i percorsi attivi e scoprire come avere più informazioni senza impegno.

Servizio Civile e PNRR: ripresa e resilienza partono dai giovani

Il Servizio Civile rappresenta una delle prime occasioni di autodeterminazione per i giovani, con possibilità di formazione, di esperienza attiva, di ritrovata socialità. La scelta di essere volontari di Servizio Civile è, dalla sua nascita, “la scelta consapevole”, uno strumento dalle forti potenzialità inclusive che non riesce però a coinvolgere quanti dovrebbe.
E le ragioni non sono da cercare nello scarso interesse, quanto nei pochi posti disponibili in relazione alle risorse dedicate.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) vede nei giovani una colonna portante per la ripartenza e dedica ampio spazio al Servizio Civile universale. Uno spazio utile, uno spazio di respiro, che però non basta.
Ciò che serve è dare valore a ciò che il Servizio Civile rappresenta: un’occasione di crescita e riflessione per capire chi siamo, quali competenze abbiamo, quali conoscenze vogliamo acquisire, e da qui qual è la strada da seguire.

Su Bollettino ADAPT la riflessione di Matteo Colombo su Servizio Civile e PNRR tra inclusione sociale e competenze digitali.

“Il futuro è un’ipotesi”: le potenzialità non sfruttate dei tirocini extracurriculari

Formazione, aggiornamento, riqualificazione, approccio al mercato del lavoro, risposta ai bisogni delle aziende e di chi è in cerca di occupazione, soprattutto giovani. Sono queste e tantissime altre le potenzialità in mano allo strumento dei tirocini extracurriculari, che non vengono però sfruttate a pieno rendendo l’esperienza di tirocinio molto spesso fine a se stessa e vista solamente come una fonte di reddito (talvolta non proporzionato all’impegno) a scadenza. Ci dimentichiamo, in sostanza, che un tirocinio è in primis non un’occupazione lavorativa ma un’attività formativa.

Il Secondo rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extracurriculari di ANPAL e INAPP, analizzato da Lorenzo Citterio su bollettinoadapt.it, restituisce l’immagine di un Paese con un sistema formativo non allineato con le esigenze del mercato del lavoro e con un sistema industriale che punta a soggetti già formati e che non spende le proprie competenze per allargare e condividere la conoscenza.

Il rapporto si inserisce inoltre in una situazione post pandemica che vede l’occupazione dei lavoratori incerta, anche quella considerata “il lavoro di una vita”, e un triste primato per l’Italia: quello dei NEET, giovani che non sono coinvolti in percorsi di formazione, aggiornamento, qualifica professionale o attività lavorativa.

Un sistema, quello italiano, in cui il lavoro richiede esperienza pregressa che è difficile maturare proprio perché impossibilitati o in difficoltà a cercare un’occupazione, e in cui la transizione tra istruzione, formazione e lavoro non è in grado di capitalizzare il valore del sistema formativo italiano e non offre adeguate prospettive ai giovani.

“Il futuro è un’ipotesi”, recita una canzone. E nell’ipotesi del panorama italiano, soprattutto quello dei giovani di oggi, il rischio è una variabile fortemente sentita. Si cercano soluzioni che diano subito risultati tangibili, impegnandoci spesso in attività di tirocinio che non rispondono né alle esigenze reali del mercato né alle personali esigenze formative, senza dimenticare che la definizione di chi siamo oggi dipende anche dalle nostre aspettative, dai nostri sogni, dalle capacità e competenze che vogliamo far emergere e dal costume in cui sentiamo di poter realizzare maggiormente la nostra personalità e identità.

Rivedere il sistema formativo, in un’ottica di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di valorizzazione del singolo, di emersione e validazione delle competenze e di accompagnamento nel percorso formativo e nell’inserimento all’interno del mondo del lavoro sono elementi fondamentali per una ripresa efficace.

Regione Toscana: sei nuovi tecnici dell’inclusione e della promozione sociale

Con l’esame di Venerdì 19 Marzo 2021 si è concluso il corso per “tecnico degli interventi e servizi per l’inclusione e la promozione sociale”, finanziato dal POR FSE 2014 – 2020 nell’ambito dell’asse B al fine di “promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione“.

Il tecnico dell’inclusione è una professionalità che opera nel settore socio-sanitario, in particolar modo nell’ambito dell’assistenza sociale, il cui intervento è finalizzato alla reintegrazione e risocializzazione di soggetti socialmente emarginati tramite attività di mediazione relazionale, ascolto dei bisogni e di indirizzo verso strutture idonee, facilitando l’accesso ai servizi e l’attivazione delle risorse territoriali a coloro che si trovano in situazioni di marginalità sociale.
Ha una fondamentale funzione di tutoraggio pratico, emotivo ed affettivo, al fine di portare il soggetto ad intraprendere un percorso di emancipazione sociale e di ricostruzione del proprio progetto di vita, sostenendolo nelle sue scelte formative e lavorative e supportandolo durante l’intero percorso di reinserimento sociale.
Opera sulla strada, in servizi di sportello, all’interno di strutture socio-sanitarie e nelle organizzazioni del privato sociale, in collaborazione con figure quali psichiatri, psicologi, medici, infermieri, assistenti sociali, educatori, operatori socio-sanitari, volontari.

Il corso iniziato ad Aprile 2020 ha formato, con la partecipazione di docenti esperti e tutor in stage, sei nuovi professionisti, giovani donne e uomini che in un periodo segnato dalla pandemia, dall’alternarsi tra lezioni in presenza e formazione a distanza, dall’incertezza e dalla paura, hanno dedicato il proprio tempo alla conoscenza di se stessi, del territorio, della marginalità e delle infinite possibilità di cui ognuno può godere anche nel momento in cui il proprio percorso di vita sembra essere arrivato ad un vicolo cieco.
Un percorso formativo rivolto agli altri ma anche fortemente introspettivo, fatto di punti di vista tecnici, scientifici, emotivi, che i corsisti hanno affrontato con grande serietà consapevoli dell’impegno assunto.

Da Venerdì Francesco B., Chiara B., Rebecca G., Chiara G., Francesco L., Antonella M., sono tecnici dell’inclusione e della promozione sociale riconosciuti dalla Regione Toscana. A loro, ai docenti che li hanno formati e ai tutor che li hanno seguiti durante gli stage, il più grande ringraziamento da parte della Fondazione Anpas Toscana Formazione per l’impegno, la passione, l’empatia, e perché credono nella costruzione di un mondo in cui l’inclusione non è solo possibile, ma è la più grande ricchezza cui possiamo aspirare.

Il futuro degli apprendistati e dei programmi IeFP

Dopo la crisi finanziaria ed economica mondiale della fine degli anni 2000, i governi nazionali e le organizzazioni internazionali si sono impegnati a fondo per lo sviluppo dell’apprendimento sul lavoro, nell’ambito dei programmi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e di apprendistato. La ragione principale dell’interesse dimostrato dalle istituzioni è da ricercarsi nella volontà di favorire la transizione dei giovani dal sistema di istruzione al mercato del lavoro. Al tempo stesso, però, la rinnovata enfasi verso l’apprendistato ha portato alla luce una varietà di programmi in Europa, diversi per struttura, durata, qualificazione dell’apprendista e classificazione rispetto ai livelli ISCED.”

I possibili scenari nell’articolo di Silvia Rigano su bollettinoadapt.it

Toscana, la popolazione invecchia. I dati e le prospettive lavorative.

I dati Istat, riportati nell’articolo di Firenzetoday, raccontano di una popolazione sempre più anziana, con tassi di immigrazione più alti di uomini e donne di età media più giovane rispetto a quella italiana.
Il quadro che si presenta è quello di una Regione invecchiata anagraficamente, in cui è aumentato l’investimento sulla propria formazione ma restano ancora marcati i tassi di disoccupazione con forti squilibri di genere.

Le riflessioni sul cambiamento demografico, sull’andamento del mercato di lavoro e sulle prospettive del post pandemia da Covid19, evidenziano la crescente importanza dei lavoratori Long Term Care, che comprendono per il 70% lavoratori formali operanti nel settore sanitario e sociale come assistenti alla persona.

Come indicato nel rapporto OECD “Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly”, la necessità di assumere personale qualificato non è una prerogativa solo toscana, ma mondiale; le stime parlano di un aumento di almeno 13,5 milioni di lavoratori LTC entro il 2040.

Assunzioni di personale che richiedono però un livello di qualifica sempre più alto, spesso accompagnato da esperienza e referenze. Se il dualismo tra chi cerca lavoro per fare esperienza e chi richiede esperienza per assumere sembra tutt’ora assurdo, esso si colloca in realtà in una cornice in cui scegliere di formarsi oggi rappresenta il più grande investimento per il domani.
Per questo l’impegno crescente delle Agenzie Formative è quello di offrire percorsi formativi che coniugano la teoria all’esperienza pratica, seguendo il corsista durante tutto il percorso formativo e creando una rete di contatto e confronto tra professionisti una volta ottenuta la qualifica.

Per conoscere meglio le opportunità formative e scegliere il percorso più adeguato alle proprie aspirazioni, competenze e capacità, vi invitiamo a consultare il nostro Catalogo Corsi 2021 alla sezione “Formazione riconosciuta dalla Regione Toscana”.

Fondi strutturali e d’investimento europei: a che punto siamo?

“Gli ultimi dati aggiornati della Commissione Europea sulle spese dei fondi SIE risalgono al 30 giugno dello scorso anno. Secondo questi dati, a metà 2020 erano stati allocati a specifici progetti dall’Italia solo l’81 per cento dei fondi impegnati nel bilancio europeo ed effettivamente spesi solo il 39 per cento. In media gli Stati europei avevano invece già allocato il 96 per cento delle risorse e ne avevano già spese il 51 per cento.”
L’articolo di Matilde Casamonti su L’Osservatorio.